lunedì, luglio 04, 2011

Il Giornale: “I No Tav sono come le Brigate Rosse”

“Si scrive No Tav, si legge Br”: il Giornale dà il buongiorno ai manifestanti della Val di Susa con un articolo di Alessandro Orsini, docente di sociologia politica a Tor Vergata e alla Luiss. Dove però non si parla di No Tav, ma di Black Bloc:


Come i brigatisti rossi, i black bloc vogliono distruggere il capitalismo, la proprietà privata e abbattere la società borghese. Con i rivoluzionari delle Brigate rosse sembrano avere in comune anche il linguaggio. Qualche giorno fa, ho incontrato un brigatista irriducibile tornato recentemente in libertà dopo trent’anni di carcere. Quest’uomo, dotato di un’intelligenza acuta, rivendica tutto ciò che ha fatto, spera nel ritorno di una nuova stagione di conflitti e scrive: «Il mercato è una giungla nella quale devi sbranare per non essere sbranato. Sono i rapporti sociali imposti dal Capitale che, nella sua folle circolazione, si autoalimenta con l’unico scopo del massimo profitto senza alcuna considerazione delle devastazioni umane e ambientali. Il segno di queste relazioni primarie, nevrotiche e violente, contagia tutti i comportamenti umani producendo razzismo, xenofobia e sopraffazione verso i più deboli. Questa è la realtà».

Orsini parla di catastrofismo radicale:

È ciò che nel mio libro, Anatomia delle Brigate rosse, ho chiamato «catastrofismo radicale»: il capitalismo ha precipitato il mondo in un abisso di sofferenza e di dolore, da cui si può uscire soltanto attraverso un uso spropositato della violenza rivoluzionaria. Il black bloc conclude invitando a incendiare supermercati, magazzini e depositi: «Il vero inquinamento è l’inquinamento attraverso la merce universalizzata, estesa a tutti gli aspetti della vita. L’incendio di un grande magazzino non è un atto terrorista».

Il professore esamina anche le molte differenze:

Tuttavia, i black bloc presentano numerose e importanti differenze rispetto ai brigatisti rossi, di cui detestano la disciplina e la gerarchia interna. Esaltano la violenza, ma soltanto contro le cose e non contro le persone (non accettano, dunque, l’omicidio premeditato delle Br). Rifiutano pistole, bombe, capi e organizzazioni. Dal canto loro, i brigatisti rossi sono critici nei confronti dei black bloc. Anche se ne condividono l’odio contro il capitalismo e l’invito alla violenza contro la società borghese, li considerano privi di disciplina e di una strategia d’azione di lungo periodo basata su una robusta teoria di riferimento che sappia illuminare i meccanismi profondi dello sviluppo capitalistico. A differenza degli omicidi mirati – dicono i brigatisti rossi – un magazzino bruciato non destabilizza il sistema.

E chiude così:

Le forze rivoluzionarie si muovono, oggi, in un contesto poco favorevole. Ma non è detto che la crisi del capitalismo mondiale non muti tale contesto, rilanciandone l’azione.

Fonte Giornalettismo.com


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